Santosha - Il potere dell'accettazione consapevole


In occasione della prima Soul Talk inaugurata all'interno del Gruppo Facebook Privato di Soul Pace Yoga, parliamo di Santosha!


Uno dei Niyamas di cui ci parla Patanjali nei suoi Yoga Sutras, un concetto che risale a tradizioni molto antiche, tra cui quelle Buddhiste e che ritroviamo anche nello Yoga.

Santosha è la capacità di accettare, accogliere consapevolmente quello che ci succede. Accettare quello che abbiamo per quello che è essendone grati.

Senza Santosha rimaniamo in un costante stato di insoddisfazione, come se la nostra realtà non fosse mai abbastanza e avessimo sempre bisogno di modificarla in qualche modo o di aggiungere qualcosa in più.

Sul tappetino lo mettiamo in pratica quando vi chiedo di accettare ciò che sta facendo il nostro corpo per noi in quel momento invece di tirarlo e forzarlo nelle posizioni a tutti i costi o di giudicarci per quello che riusciamo o non riusciamo a fare.


Di proposito, non sto parlando di Santosha usando il termine “accontentarsi” perché penso potrebbe far mal-interpretare il suo significato dandole una connotazione passiva, quando di passivo Santosha in realtà non ha niente.


Mi sembra quasi di sentirvi pensare "sì, beh ci sono momenti in cui essere grati nella vita è veramente difficile!!"


Questo mi collega alla seconda “fase” di Santosha, che consiste nel chiederci:

Cosa posso imparare da questa situazione?

Da come è andato quell’avvenimento - che ormai non posso più cambiare - cosa capisco di me? Cosa ho imparato?


Desikachar nel suo libro “il Cuore dello Yoga” ci dice che Santosha riguarda qualunque attività, anche l’attività fisica, ciò che ci capita a lavoro... letteralmente tutti gli avvenimenti della vita.


Possiamo applicare questo Niyama ad un esame all’università non superato, ad un meeting non andato come sperato o alla nostra stessa pratica personale a casa!

Senza Santosha, in questo caso, ci lamenteremmo di quanto siamo impacciati, di quanto sia incostante la nostra forza o il nostro equilibrio. Magari mentre siamo lì ci forziamo a fare posizioni che non ci fanno stare realmente bene.


Mentre invece, provando ad applicare Santosha, accettiamo di non aver fatto una pratica fantastica, ma siamo fieri già solo del fatto di esserci saliti su quel tappetino nonostante fossimo di cattivo umore o avuto una giornata pessima.

E mi chiedo piuttosto cosa posso imparare da questo?


La maggior parte delle volte ci lamentiamo e colpevolizziamo è perchè leghiamo la riuscita di qualunque cosa noi facciamo ad un risultato specifico e se non riusciamo ad ottenerlo, apriti cielo.

Pensiamo di noi valere abbastanza, o di non aver lavorato abbastanza per ottenerlo.


Se sapete di cadere spesso in questo genere di atteggiamento mentale, la lezione di Vinyasa su Aparigraha, ovvero sul non-attaccamento emotivo pubblicata qualche settimana fa, può essere un punto di partenza perfetto per cominciare a lavorarci. Ve la consiglio, la trovate a questo link!


Ora, oltre a prenderci il nostro tempo per sostituire gli atteggiamenti mentali a cui siamo ormai abituati con quelli a cui ci porta Santosha, uno dei modi più potenti per portare Santosha sul tappetino è attraverso la scrittura, il mio amato Journaling!


Magari ne avrete già sentito parlare, magari vi starete chiedendo cosa sia!

Fare Journaling vuol dire scrivere, a mano, sul proprio diario o su un quaderno adibito ai propri pensieri.

Un’attività terapeutica e che molti di noi probabilmente già svolgevano quando erano ragazzini, ma magari si è poi persa nel tempo.


Il Journaling, che deriva semplicemente dalla parola inglese Journal ovvero "diario"

  • aiuta a svuotare la mente,

  • a fermare tutto per un attimo,

  • ad abbassare i livelli di stress quando le cose vanno troppo in fretta,

  • ci permette di rivolgerci all’interno, invece che sempre e solo verso l’esterno e

  • di osservare gli atteggiamenti ripetitivi e non costruttivi nel nostro modo di fare.

Si può fare Journaling così dal nulla, in stile Stream of Conscioussness (ricordate Joice?) ovvero così come ci vengono i pensieri, li trasferiamo sulla carta senza preoccuparci di sintassi e grammatica.


O si possono seguire degli “spunti”, che vengono chiamati Journaling Prompts, come quelli che vi propongo io oggi e che sono pensati per aiutarvi a guardare al 2020 appena concluso ed a questo nuovo 2021 appena iniziato, attraverso la lente di Santosha!


Allora, prendiamo carta e penna! Siete pronti?

Quali sono le 3 cose più importanti che avete imparato nel 2020? Le 3 cose sulle quali siete migliorati di più, su cui siete cresciuti di più. Per le quali siete grati.
Quali sono le 3 cose che vogliamo/siamo pronti a lasciare andare del 2020? Cosa non ci serve più? Cosa ci rendiamo conto ci facesse stare solo male?
Le 3 cose più importanti per noi sulle quali vogliamo crescere e migliorarci nel 2021 e come abbiamo intenzione di ottenerle?


Vi invito a scrivermi almeno 1 delle cose a cui avete pensato (1 per ogni punto) così da ispirarci a vicenda nella stesura dei nostri Journaling Prompts!!


Potete farlo nei commenti nel video all'interno del gruppo su FB o nei commenti qui sotto al blog, l'importante è mettersi in gioco (per noi stessi) e cominciare a guardare il mondo attraverso la preziosa lente di Santosha per muoverci al più presto verso una versione più consapevole e grata di noi stessi.


Vi abbraccio e aspetto nei commenti,


A presto,


Alessandra